Riconosciuti – Volti e storie nelle RSA durante il Covid-19

Il progetto di eseguire dei ritratti fotografici in residenza per persone anziane nasce da diverse esigenze. La prima, di forte richiamo sociale, è legata al periodo di pandemia che ha costretto le strutture per soggetti fragili a “chiudersi” per proteggere i propri residenti dal contagio. Questa strategia, vincente per la salute fisica, si rivela però critica per la salute psichica, in quanto la riduzione dei contati, quelli “personali” e solo parzialmente vicariati da quelli “mediati” dalla tecnologia comunicativa, incide sulla qualità della vita, sia delle persone anziane che dei parenti ed amici che hanno dei legami con loro. Il tentativo di rendere la presenza, con la fotografia, della persona, poterne “vedere” la vita, rappresenta il tentativo, da sempre svolto dalla fotografia, di tenere unite le persone anche lontane. Quindi, pare utile a tutti noi, costruire testimonianza di questo periodo e di come ognuno sia riuscito a sviluppare, nel bene o nel male, un suo adattamento. Si tratta di una narrazione sociale, che la fotografia documentaristica ha sempre svolto, ritraendo scenari ma soprattutto gli individui protagonisti della storia. Vi è, poi, il desiderio di reagire creativamente allo spoglio delle proprie relazioni dalla calorosa umanità cui i comportamenti di contrasto alla pandemia ci costringono. Niente abbracci, niente contatti, alla ricerca di una sterilizzazione fisica che si ripercuote nell’anima e nell’energia vitale.

La fotografia, grazie alla sua potenza immaginativa, ci muove al sentimento,
ci commuove, ci permette di andare oltre alla ricerca di nuove prospettive, che prima devono nascere in noi, come immagini, per poter trovare la loro concretezza (C.G. Jung).
Attraverso la forza dell’immagine, […] l’uomo naturale, che si identifica con lo sviluppo armonico, l’uomo spirituale, che si identifica con la perfezione trascendente, e l’uomo normale, che si identifica con l’adattamento pratico e sociale, deformati, si trasformano nell’uomo psicologico, che si identifica con l’anima. (J. Hillman)

Infine, si vorrebbe realizzare una nuova ed ulteriore possibilità di unione tra le persone, l’anziano in residenza ed il parente a casa, grazie alla fotografia, oggetto materico e non solo sfumata e transitoria traccia virtuale di una video – chiamata, dimostrazione del nostro sentimento che ci lega all’altro. Possedere la fotografia diventa lo strumento per ottenere tutto ciò: la vicinanza, la testimonianza, l’allegria del contatto, il ricordo sempre evocabile, la profondità del legame con l’altro.

Un progetto, un tentativo, un’azione per non darci per vinti, per non soccombere alla desolazione.

Andrea Gogliani | Direttore Sanitario RSA Rivoli

Progetto realizzato in collaborazione con Silvano Pupella