Confessioni dal campo: quello che non finisce mai nel portfolio.
C’è una versione della mia vita che esiste solo su Instagram.
In quella versione arrivo sul set con la luce perfetta già pronta, il cliente sa esattamente cosa vuole, e io scatto trenta foto magnifiche prima di pranzo. Poi torno a casa, editing veloce, file consegnati, tutti felici.
Bella storia. Peccato che non sia mai andata così neanche una volta.
La luce “perfetta” esiste, ma dura undici minuti
Nella fotografia industriale e nautica ho imparato una cosa fondamentale: la luce che hai sognato tutta la settimana arriva esattamente mentre stai cercando parcheggio. Poi sparisce. Poi torna per un momento — giusto il tempo di farti sperare — e poi se ne va definitivamente dietro una nuvola che nessuna app meteo aveva previsto.
Il resto del lavoro lo fai con quello che c’è. E spesso quello che c’è è un capannone illuminato da neon anni Ottanta e una finestra che guarda un muro.
Il risultato finale è comunque bello. Ma questo è un altro discorso.

“Faccia pure come se non ci fossi”
Questa frase. Questa frase merita un capitolo a parte.
Me la dicono quasi sempre, di solito con un sorriso incoraggiante, come se fosse un regalo. Faccia come se non ci fossi. E poi mi seguono. Ovunque. Con la curiosità legittima e genuina di chi non ha mai visto qualcuno lavorare con una fotocamera professionale da vicino.
Non è un problema — anzi, spesso da quei momenti nascono le foto più vere. Ma “come se non ci fossi” è diventato il mio running joke interiore preferito, quello che mi accompagna silenziosamente da un set all’altro.
Il brief della vigilia
Esiste una legge non scritta, universale, trasversale a tutti i settori: il brief definitivo arriva la sera prima. Sempre. A volte arriva la mattina stessa, il che tecnicamente è ancora più definitivo. Non me la prendo. Ho imparato che spesso il cliente ha lavorato settimane per mettere insieme quelle informazioni, e mandarmele prima significava rischiare di cambiarle ancora. Quindi aspetta il momento giusto. Il momento giusto è quando sono già in macchina.
Quello che non finisce mai nel portfolio
Il portfolio mostra l’acciaio lucido, la nave che taglia l’acqua, il prodotto perfettamente in luce. Non mostra il momento in cui ho chiesto a un operaio di spostarsi di mezzo metro e lui mi ha guardato come se gli avessi chiesto di cambiare continente. Non mostra i venti minuti passati ad aspettare che un muletto finisse di passare avanti e indietro nello stesso punto. Non mostra me, accovacciata in una posizione anatomicamente discutibile, che cerco l’angolo che trasforma un angolo anonimo di fabbrica in qualcosa che sembra uscito da una rivista di architettura industriale.
Quel lavoro invisibile è la parte che amo di più.
Anche se non lo ammetterò mai pubblicamente.
Loredana
