WHITE DUST

Come una sentinella che si aggira nel proprio castello, lo sguardo di Loredana penetra l’intimità di paesaggi misteriosi, nascosti e poi, finalmente, rivelati. Con fugace intensità attraversa luoghi naturali (una salina) come fossero spazi privati e dove le tonalità del rosso, con le sue infinite declinazioni, ci propone immagini liquide di intensa leggerezza. Il contesto non è riconoscibile al primo sguardo. Ma dall’astrazione geometrica si passa velocemente alla realtà. E allora i tratti si fanno immediatamente delicati, volutamente indecisi, comunque indelebili. Immagini che si fissano nella memoria e non ti lasciano più. E’ la grammatica delle immagini che si fa spazio. Dopo aver abbandonato l’ansia della comunicazione a tutti i costi, Loredana mette in fila punti di vista di rara intensità costruendo forme eleganti e sinuose. Ed è per questo, alla fine, che in queste fotografie ho intuito un desiderio, forse solo accennato, di mettere in scena una serie di autoritratti, uno diverso dall’altro ma tutti ricalibrati come gioielli unici e irripetibili. Così, ho subito pensato che gli scatti di Loredana non mi hanno conquistato per l’effetto di stupore che spesso appartiene al linguaggio della fotografia, ma per la sorprendente armonia di cui sono capaci. Ho anche pensato che Loredana scatta fotografie che le somigliano e questa sequenza dedicata a particolari e frammenti di un luogo indefinito è assolutamente un diario di bordo; il suo. Proporlo in questo libro è un gesto intimo, generoso, delicato, perché Loredana sa bene che le immagini, come gli esseri viventi, sono destinati a cambiare nel tempo. E quelle fotografie, che all’origine avevano forse un sapore documentario, oggi si trasformano in preziosi appunti di vita. Dentro quelle stampe il paesaggio si fa sentimento. La forma diventa pura emozione. Il suo sguardo smette di cercare il reale. Si sposta nel centro vibrante delle storie e costruisce un percorso visivo capace di restituire quantità umana. Forse è solo illusione, ma dentro queste immagini il rumore di fondo smette di esistere.

La luce disegna i profili delle cose semplici ed esalta il senso d’intimità di cui è capace la fotografia. 

DENIS CURTI